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Tali modifiche prevederebbero una nuova composizione del Consiglio di Presidenza, che sarebbe così formato:
dal presidente del Consiglio di Stato, che lo presiede;
da quattro magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato;
da sei magistrati in servizio presso i tribunali amministrativi regionali, di cui almeno due con qualifica non inferiore a consigliere di tribunale amministrativo regionale;
da quattro cittadini scelti di intesa dai Presidenti delle due Camere tra i professori universitari ordinari di materie giuridiche o gli avvocati con quindici anni di esercizio professionale;
da due magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato con funzioni di supplenti dei componenti di cui alla lettera b) ;
da due magistrati in servizio presso i tribunali amministrativi regionali, di cui almeno uno con qualifica di consigliere, con funzioni di supplenti di componenti di cui alla lettera c).
E' stata viceversa eliminata l'originaria previsione secondo cui avrebbero dovuto far parte del Consiglio di Presidenza anche "due presidenti di sezione del Consiglio di Stato più anziani nella qualifica in servizio presso il Cconsiglio di Stato".
Non è stata accolta la richiesta dell'A.N.M.A. di tener conto, nella composizione, di un criterio rigidamente proporzionalistico; viene invece prevista una prevalenza di componenti provenienti dai ruoli dei T.A.R. (n. 6), rispetto a quelli provenienti dai ruoli del Consiglio di Stato (n. 4). Nell'ambito del nuovo C.d.P., come ha sottolineato il segretario dell'A.N.M.A. Caruso, l'ago della bilancia sarà comunque costituito dai "quattro cittadini scelti di intesa dai Presidenti delle due Camere tra i professori universitari ordinari di materie giuridiche o gli avvocati con quindici anni di esercizio professionale".
La soluzione sembra soddisfacente e rispettosa della pretesa di maggior rappresentatività avanzata dall'A.N.M.A., in considerazione del maggior numero di soggetti appartenenti al ruolo dei Magistrati del T.A.R. Viene così sanato un dissidio che aveva portato la questione dei criteri di composizione dell'Organo di autogoverno dei magistrati amministrativi all'attenzione della Consulta (
v. ord. 20 novembre 1998 n. 377, riportata in questo sito).Tutto bene quindi ? Non poi tanto.
Come si dà conto in altro articolo pubblicato ne Il Sole 24 Ore di ieri (e riportato nella rassegna stampa), sembra che nell'ambito dell'attuale Consiglio di Presidenza si sia trovato un accordo su altra questione altrettanto spinosa: quella degli arbitrati in materia di appalti di opere pubbliche (sulla quale v. l'articolo di Gian Antonio Stella,
E il magistrato torna a regalarsi l'arbitrato, pubblicato ne Il Corriere della Sera e riportato sempre nella rassegna stampa della presente rivista).Su tale questione i rappresentanti dell'A.N.M.A. avevano intrapreso una "battaglia cruenta" (così come l'ha definita il Presidente dell'A.N.M.A. Dott.ssa Linda Sandulli), additando alla pubblica opinione la situazione scandalosa degli arbitrati in materia di opere pubbliche; questi ultimi, soppressi dalla precedente normativa, erano stati introdotti di soppiatto ed in via transitoria dalla Merloni ter (v. sul punto il già citato articolo di G.A. Stella, che aveva ripreso alcune dichiarazioni di rappresentanti dell'A.N.M.A., i quali, "sobbalzando sulla sedia per lo stupore", avevano esclamato: «mai al mondo ci saremmo aspettati che ci riprovassero»).
Ora però, preso atto che il legislatore ha cambiato tutto, sarebbe stato deciso che anche i Giudici dei T.A.R. possono essere nominati arbitri.
Si legge nell'articolo del Sole 24 Ore che "il fatto di estendere gli arbitrati anche ai magistrati Tar viene salutato dalla Sandulli in modo favorevole, non fosse altro perché in questo modo si rompe il monopolio di una ristretta cerchia di nomi della magistratura".
Ha dichiarato in particolare la Dott.ssa Linda Sandulli: "La posizione nei confronti degli arbitrati così come sono ora concepiti rimane di profonda avversione. Anche perché in questi ultimi tre anni abbiamo condotto una battaglia cruenta contro gli incarichi extra e alla fine ce labbiamo fatta. Ma ora il legislatore cambia tutto. A questo punto è il comportamento della classe politica ad apparire discutibile e imbroglione".
E' quindi il legislatore che ha cambiato tutto ed è stato il comportamento della classe politica ad imbrogliare le carte. Ora, tenuto conto di questa situazione, occorre adeguarsi; pertanto anche i giudici dei T.A.R., mediante i loro rappresentanti, si vedono costretti, sia pur con riluttanza e nonostante la loro profonda avversione, ad entrare nel giro (anzi: nel "girone") degli arbitrati.
Il Cons. Filippo Patroni Griffi, presidente dellAssociazione nazionale magistrati del Consiglio di Stato, si è dichiarato pure d'accordo ed ha dichiarato: "Lestensione della platea degli arbitri è, sul piano generale, da condividere. Sempre, però, che esista la piena consapevolezza da parte del Consiglio di presidenza della corretta interpretazione della norma e che la novità non sia dettata da ragioni para-associative. Certo, il fatto che la proposta arrivi ora può far pensare a ragioni di opportunità e non a considerazioni di carattere strettamente giuridico".
E la "battaglia cruenta" portata avanti dai magistrati dell'A.N.M.A.per lo scandalo degli arbitrati? Di fronte al comportamento "imbroglione" della classe politica, non è più possibile combattere ed è necessario alla fine arrendersi. Così è, se vi pare, nell'Italia del 1999.
G.V.
(16.02-1999)