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Rassegna stampa

 

A.Che.

Consiglio di Stato a distanza dai Tar

(Il Sole 24 Ore 15 Febbraio 1999 In_primo_piano)

Tar e Consiglio di Stato hanno trovato, all’interno dell’organo di autogoverno, un accordo sugli arbitrati, ma è sulle questioni di principio che continua a registrarsi una certa distanza fra le due componenti della magistratura. Perché se è indubbio che, di fronte al ribaltone legislativo che ha rivitalizzato gli arbitrati, il Consiglio di presidenza non possa non conferire gli incarichi, rimane però aperto il problema sulla loro opportunità.

Sono stati i Tar a sollevare le questioni di trasparenza e di deontologia professionale. E anche di fronte alla novità legislativa, Linda Sandulli, segretario dell’Associazione nazionale magistrati amministrativi (che raggruppa i giudici dei Tar) ribadisce le perplessità di sempre: «La posizione nei confronti degli arbitrati così come sono ora concepiti rimane di profonda avversione. Anche perché in questi ultimi tre anni abbiamo condotto una battaglia cruenta contro gli incarichi extra e alla fine ce l’abbiamo fatta. Ma ora il legislatore cambia tutto. A questo punto è il comportamento della classe politica ad apparire discutibile e imbroglione».

In tutto questo, il fatto di estendere gli arbitrati anche ai magistrati Tar viene salutato dalla Sandulli in modo favorevole, non fosse altro perché in questo modo si rompe il monopolio di una ristretta cerchia di nomi della magistratura.

Anche Filippo Patroni Griffi, presidente dell’Associazione nazionale magistrati del Consiglio di Stato, è ben disposto verso la proposta: «L’estensione della platea degli arbitri è, sul piano generale, da condividere. Sempre, però, che esista la piena consapevolezza da parte del Consiglio di presidenza della corretta interpretazione della norma e che la novità non sia dettata da ragioni para-associative. Certo, il fatto che la proposta arrivi ora può far pensare a ragioni di opportunità e non a considerazioni di carattere strettamente giuridico».


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