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Legislazione

 n. 10/2003

Testo del decreto-legge 19 agosto 2003, n. 220 (in G.U. n. 192 del 20 agosto 2003), coordinato con la legge  di  conversione  17 ottobre  2003,  n.  280  (in G.U. n. 243 del 18-10-2003), recante: «Disposizioni urgenti in materia di giustizia sportiva».
 

Avvertenza:
    Il testo coordinato qui pubblicato e' stato redatto dal Ministero
della giustizia ai sensi dell'art. 11, comma 1, del testo unico delle
disposizioni  sulla  promulgazione  delle  leggi, sull'emanazione dei
decreti   del  Presidente  della  Repubblica  e  sulle  pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985,  n.  1092,  nonche'  dell'art.  10, comma 3, del medesimo testo
unico,  al  solo fine di facilitare la lettura sia delle disposizioni
del  decreto-legge,  integrate con le modifiche apportate dalla legge
di  conversione,  che  di  quelle  richiamate nel decreto, trascritte
nelle  note.  Restano  invariati  il  valore e l'efficacia degli atti
legislativi qui riportati.
    Le  modifiche  apportate dalla legge di conversione sono stampate
con caratteri corsivi.
    Tali modifiche sul terminale sono tra i segni (( ... ))
    A norma dell'art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400
(Disciplina  dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza
del  Consiglio  dei  Ministri), le modifiche apportate dalla legge di
conversione  hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua
pubblicazione.
                               Art. 1.
                          Principi generali
  1. La Repubblica riconosce e favorisce l'autonomia dell'ordinamento
sportivo  nazionale,  quale  articolazione  dell'ordinamento sportivo
internazionale facente capo al Comitato Olimpico Internazionale.
  2. I  rapporti  (( tra l'ordinamento sportivo e l'ordinamento della
Repubblica  )) sono regolati in base al principio di autonomia, salvi
i  casi  di rilevanza per l'ordinamento giuridico della Repubblica di
situazioni giuridiche soggettive connesse con l'ordinamento sportivo.

      
                               Art. 2.
                 Autonomia dell'ordinamento sportivo
  1. In applicazione dei principi di cui all'articolo 1, e' riservata
all'ordinamento  sportivo  la  disciplina  delle  questioni aventi ad
oggetto:
    ((  a) l'osservanza  e  l'applicazione delle norme regolamentari,
organizzative  e  statutarie  dell'ordinamento  sportivo  nazionale e
delle   sue  articolazioni  al  fine  di  garantire  ))  il  corretto
svolgimento delle attivita' sportive;
    b) i   comportamenti   rilevanti   sul   piano   disciplinare   e
l'irrogazione  ed  applicazione  delle relative sanzioni disciplinari
sportive;
    c) (lettera soppressa);
    d) (lettera soppressa).
  2. Nelle  materie  di cui al comma 1, le societa', le associazioni,
gli  affiliati  ed  i  tesserati  hanno  l'onere di adire, secondo le
previsioni   degli   statuti  e  regolamenti  del  Comitato  olimpico
nazionale   italiano   e  delle  Federazioni  sportive  di  cui  agli
articoli 15  e 16 del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, gli
organi di giustizia dell'ordinamento sportivo.
  ((  2-bis. Ai  fini  di cui al comma 1, lettera a), e allo scopo di
evitare l'insorgere di contenzioso sull'ordinato e regolare andamento
delle  competizioni  sportive,  sono  escluse  dalle  scommesse e dai
concorsi  pronostici  connessi  al  campionato  italiano di calcio le
societa'  calcistiche,  di  cui  all'articolo 10 della legge 23 marzo
1981,  n. 91, che siano controllate, anche per interposta persona, da
una  persona  fisica  o  giuridica  che detenga una partecipazione di
controllo  in  altra  societa' calcistica. Ai fini di cui al presente
comma,  il  controllo  sussiste nei casi previsti dall'articolo 2359,
commi primo e secondo, del codice civile. ))
          Riferimenti normativi:
              -  Si  riporta  il testo vigente degli articoli 15 e 16
          del  decreto  legislativo  27 luglio 1999, n. 242, recante:
          «Riordino   del  Comitato  olimpico  nazionale  italiano  -
          C.O.N.I.  a  norma dell'art. 11, della legge 15 marzo 1997,
          n. 59»:
              «Art.  15  (Federazioni  sportive  nazionali).  - 1. Le
          federazioni   sportive   nazionali   svolgono   l'attivita'
          sportiva  in  armonia  con le deliberazioni e gli indirizzi
          del  CIO  e  del  C.O.N.I.,  anche  in considerazione della
          valenza   pubblicistica   di   specifici  aspetti  di  tale
          attivita'.  Ad  esse  partecipano  societa' ed associazioni
          sportive  e,  nei  soli  casi  previsti dagli statuti delle
          federazioni    sportive   nazionali   in   relazione   alla
          particolare attivita', anche singoli tesserati.
              2. Le  federazioni  sportive  nazionali hanno natura di
          associazione con personalita' giuridica di diritto privato.
          Esse  non perseguono fini di lucro e sono disciplinate, per
          quanto non espressamente previsto nel presente decreto, dal
          codice  civile  e  dalle  disposizioni  di  attuazione  del
          medesimo.
              3. Le federazioni sportive nazionali sono riconosciute,
          ai fini sportivi, dal consiglio nazionale.
              4. Il  riconoscimento  della  personalita' giuridica di
          diritto  privato  alle nuove federazioni sportive nazionali
          e'  concesso a norma dell'art. 12 del codice civile, previo
          riconoscimento,  ai  fini  sportivi, da parte del consiglio
          nazionale.
              5. Il  C.O.N.I.,  e  le  federazioni sportive nazionali
          restano rispettivamente titolari dei beni immobili e mobili
          registrati loro appartenenti. Il C.O.N.I. puo' concedere in
          uso   alle  federazioni  sportive  nazionali  beni  di  sua
          proprieta'.».
              «Art.    16   (Statuti   delle   federazioni   sportive
          nazionali).  -  1.  Le  federazioni sportive nazionali sono
          rette  da  norme  statutarie e regolamentari sulla base del
          principio   di   democrazia   interna,   del  principio  di
          partecipazione  all'attivita' sportiva da parte di chiunque
          in  condizioni  di  parita'  e in armonia con l'ordinamento
          sportivo nazionale ed internazionale.
              2. Ai  fini  di  cui  al comma 1, gli statuti prevedono
          procedure   elettorali   che   garantiscono,  negli  organi
          direttivi,  la  presenza  in misura non inferiore al 30 per
          cento  del  totale dei loro componenti, di atleti e tecnici
          sportivi,  dilettanti  e professionisti, in attivita' o che
          siano  stati tesserati per almeno due anni alla federazione
          per  la  quale partecipano alla procedura elettorale. A tal
          fine  lo  statuto  assicura forme di equa rappresentanza di
          atlete e atleti.».
              -  L'art. 10 della legge 23 marzo 1981, n. 91, recante:
          «Norme  in  materia  di  rapporti  tra  societa' e sportivi
          professionisti», e' il seguente:
              «Art.  10  (Costituzione  e  affiliazione).  -  Possono
          stipulare contratti con atleti professionisti solo societa'
          sportive costituite nella forma di societa' per azioni o di
          societa'  a  responsabilita'  limitata.  In deroga all'art.
          2488 del codice civile e' in ogni caso obbligatoria, per le
          societa' sportive professionistiche, la nomina del collegio
          sindacale.
              L'atto costitutivo deve prevedere che la societa' possa
          svolgere  esclusivamente attivita' sportive ed attivita' ad
          esse connesse o strumentali.
              L'atto  costitutivo deve provvedere che una quota parte
          degli utili, non inferiore al 10 per cento, sia destinata a
          scuole    giovanili    di    addestramento   e   formazione
          tecnico-sportiva.
              Prima di procedere al deposito dell'atto costitutivo, a
          norma  dell'art.  2330  del codice civile, la societa' deve
          ottenere  l'affiliazione  da  una  o  da  piu'  federazioni
          sportive nazionali riconosciute dal C.O.N.I.
              Gli effetti derivanti dall'affiliazione restano sospesi
          fino all'adempimento degli obblighi di cui all'art. 11.
              L'atto   costitutivo   puo'   sottoporre   a   speciali
          condizioni l'alienazione delle azioni o delle quote.
              L'affiliazione  puo'  essere revocata dalla federazione
          sportiva  nazionale  per  gravi  infrazioni all'ordinamento
          sportivo.
              La   revoca  dell'affiliazione  determina  l'inibizione
          dello svolgimento dell'attivita' sportiva.
              Avverso   le   decisioni   della  federazione  sportiva
          nazionale  e'  ammesso  ricorso  alla  giunta esecutiva del
          C.O.N.I.,  che  si  pronuncia  entro  sessanta  giorni  dal
          ricevimento del ricorso.».
              - Si riporta il testo vigente dell'art. 2359 del codice
          civile:
              «Art. 2359 (Societa' controllate e societa' collegate).
          - Sono considerate societa' controllate:
                1) le societa' in cui un'altra societa' dispone della
          maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria;
                2) le  societa'  in  cui un'altra societa' dispone di
          voti  sufficienti  per  esercitare  un'influenza  dominante
          nell'assemblea ordinaria;
                3) le  societa' che sono sotto influenza dominante di
          un'altra   societa'   in   virtu'  di  particolari  vincoli
          contrattuali con essa.
              Ai  fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo
          comma  si  computano  anche  i  voti  spettanti  a societa'
          controllate,  a societa' fiduciarie e a persona interposta;
          non si computano i voti spettanti per conto di terzi.
              Sono  considerate  collegate  le  societa'  sulle quali
          un'altra    societa'    esercita   un'influenza   notevole.
          L'influenza si presume quando nell'assemblea ordinaria puo'
          essere  esercitato  almeno  un  quinto  dei  voti ovvero un
          decimo se la societa' ha azioni quotate in borsa.».

      
                               Art. 3.
         Norme sulla giurisdizione e disciplina transitoria
  1. Esauriti  i  gradi  della giustizia sportiva e ferma restando la
giurisdizione  del  giudice  ordinario  sui rapporti patrimoniali tra
societa',  associazioni  e  atleti, ogni altra controversia avente ad
oggetto  atti  del  Comitato  olimpico  nazionale  italiano  o  delle
Federazioni   sportive   non   riservata  agli  organi  di  giustizia
dell'ordinamento  sportivo ai sensi dell'articolo 2, e' devoluta alla
giurisdizione  esclusiva  del giudice amministrativo. In ogni caso e'
fatto   salvo   quanto   eventualmente   stabilito   dalle   clausole
compromissorie  previste dagli statuti e dai regolamenti del Comitato
olimpico  nazionale  italiano  e  delle  Federazioni  sportive di cui
all'articolo 2, comma 2, nonche' quelle inserite nei contratti di cui
all'articolo 4 della legge 23 marzo 1981, n. 91.
  2. La  competenza di primo grado spetta in via esclusiva, anche per
l'emanazione   di   misure  cautelari,  al  tribunale  amministrativo
regionale  ((  del  Lazio  ))  con  sede  in  Roma.  Le  questioni di
competenza di cui al presente comma sono rilevabili d'ufficio.
  3. Davanti  al  giudice  amministrativo il giudizio e' definito con
sentenza succintamente motivata ai sensi dell'articolo 26 della legge
6 dicembre  1971,  n.  1034,  e  si  applicano  i  commi 2 e seguenti
dell'articolo 23-bis della stessa legge.
  4. Le norme di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano anche ai processi
in corso e l'efficacia delle misure cautelari emanate da un tribunale
amministrativo  diverso  da  quello di cui al comma 2 e' sospesa fino
alla  loro  conferma,  modifica  o  revoca  da  parte  del  tribunale
amministrativo  regionale  del  Lazio  (( con sede in Roma, )) cui la
parte  interessata  puo'  riproporre il ricorso e l'istanza cautelare
entro  il  termine  di  cui  all'articolo 31, comma undicesimo, della
legge  6 dicembre  1971, n. 1034, decorrente dalla data di entrata in
vigore del presente decreto e ridotto alla meta'.
  5. (comma soppresso).
          Riferimenti normativi:
              - Si riporta l'art. 4 della legge 23 marzo 1981, n. 91,
          recante:  «Norme  in  materia  di  rapporti  tra societa' e
          sportivi professionisti»:
              «Art. 4 (Disciplina del lavoro subordinato sportivo). -
          Il  rapporto  di  prestazione  sportiva a titolo oneroso si
          costituisce   mediante   assunzione   diretta   e   con  la
          stipulazione  di  un  contratto in forma scritta, a pena di
          nullita',  tra lo sportivo e la societa' destinataria delle
          prestazioni    sportive,    secondo   il   contratto   tipo
          predisposto,  conformemente all'accordo stipulato, ogni tre
          anni   dalla   federazione   sportiva   nazionale   e   dai
          rappresentanti delle categorie interessate.
              La  societa'  ha  l'obbligo  di depositare il contratto
          presso    la    federazione    sportiva    nazionale    per
          l'approvazione.
              Le  eventuali  clausole contenenti deroghe peggiorative
          sono sostituite di diritto da quelle del contratto tipo.
              Nel  contratto  individuale  dovra'  essere prevista la
          clausola  contenente  l'obbligo  dello sportivo al rispetto
          delle  istruzioni  tecniche  e delle prescrizioni impartite
          per il conseguimento degli scopi agonistici.
              Nello  stesso  contratto  potra'  essere  prevista  una
          clausola   compromissoria  con  la  quale  le  controversie
          concernenti  l'attuazione  del  contratto  e insorte fra la
          societa'  sportiva  e  lo  sportivo  sono  deferite  ad  un
          collegio arbitrale.
              La  stessa  clausola  dovra'  contenere la nomina degli
          arbitri  oppure stabilire il numero degli arbitri e il modo
          di nominarli.
              Il   contratto  non  puo'  contenere  clausole  di  non
          concorrenza   o,   comunque,   limitative   della  liberta'
          professionale dello sportivo per il periodo successivo alla
          risoluzione del contratto stesso ne' puo' essere integrato,
          durante lo svolgimento del rapporto, con tali pattuizioni.
              Le  federazioni sportive nazionali possono prevedere la
          costituzione  di  un  fondo gestito da rappresentanti delle
          societa'  e  degli  sportivi  per  la  corresponsione della
          indennita' di anzianita' al termine dell'attivita' sportiva
          a norma dell'art. 2123 del codice civile.
              Ai  contratti  di  cui  al  presente  articolo  non  si
          applicano  le  norme contenute negli articoli 4, 5, 13, 18,
          33,  34  della  legge  20 maggio  1970,  n.  300,  e  negli
          articoli 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8 della legge 15 luglio 1966, n.
          604.  Ai  contratti di lavoro a termine non si applicano le
          norme della legge 18 aprile 1962, n. 230.
              L'art.  7  della  legge  20 maggio 1970, n. 300, non si
          applica   alle   sanzioni   disciplinari   irrogate   dalle
          federazioni sportive nazionali.».
              -  Gli  articoli 23-bis, 26 e 31 della legge 6 dicembre
          1971,   n.   1034,   recante  l'istituzione  dei  tribunali
          amministrativi regionali, sono i seguenti:
              «Art.  23-bis.  - 1. Le disposizioni di cui al presente
          articolo  si  applicano  nei giudizi davanti agli organi di
          giustizia amministrativa aventi ad oggetto:
                a) i    provvedimenti   relativi   a   procedure   di
          affidamento  di  incarichi  di progettazione e di attivita'
          tecnico-amministrative ad esse connesse;
                b) i   provvedimenti   relativi   alle  procedure  di
          aggiudicazione,   affidamento   ed   esecuzione   di  opere
          pubbliche  o  di pubblica utilita', ivi compresi i bandi di
          gara  e  gli  atti  di  esclusione dei concorrenti, nonche'
          quelli   relativi   alle  procedure  di  occupazione  e  di
          espropriazione delle aree destinate alle predette opere;
                c) i   provvedimenti   relativi   alle  procedure  di
          aggiudicazione,   affidamento   ed  esecuzione  di  servizi
          pubblici  e  forniture,  ivi compresi i bandi di gara e gli
          atti di esclusione dei concorrenti;
                d) i    provvedimenti    adottati   dalle   autorita'
          amministrative indipendenti;
                e) i   provvedimenti   relativi   alle  procedure  di
          privatizzazione   o   di  dismissione  di  imprese  o  beni
          pubblici,   nonche'   quelli  relativi  alla  costituzione,
          modificazione   o   soppressione  di  societa',  aziende  e
          istituzioni  ai  sensi  dell'art.  22  della legge 8 giugno
          1990, n. 142;
                f) i provvedimenti di nomina adottati previa delibera
          del  Consiglio  dei Ministri ai sensi della legge 23 agosto
          1988, n. 400;
                g)  i provvedimenti di scioglimento degli enti locali
          e   quelli   connessi   concernenti  la  formazione  ed  il
          funzionamento degli organi.
              2.  I  termini  processuali  previsti sono ridotti alla
          meta', salvo quelli per la proposizione del ricorso.
              3.  Salva l'applicazione dell'art. 26, quarto comma, il
          tribunale  amministrativo regionale chiamato a pronunciarsi
          sulla  domanda  cautelare,  accertata  la  completezza  del
          contraddittorio ovvero disposta l'integrazione dello stesso
          ai  sensi dell'art. 21, se ritiene ad un primo esame che il
          ricorso  evidenzi l'illegittimita' dell'atto impugnato e la
          sussistenza  di  un pregiudizio grave e irreparabile, fissa
          con  ordinanza la data di discussione nel merito alla prima
          udienza  successiva  al termine di trenta giorni dalla data
          di deposito dell'ordinanza. In caso di rigetto dell'istanza
          cautelare  da parte del tribunale amministrativo regionale,
          ove  il  Consiglio  di  Stato  riformi l'ordinanza di primo
          grado,  la  pronunzia  di appello e' trasmessa al tribunale
          amministrativo  regionale per la fissazione dell'udienza di
          merito.  In  tale  ipotesi,  il  termine  di  trenta giorni
          decorre  dalla  data di ricevimento dell'ordinanza da parte
          della segreteria del tribunale amministrativo regionale che
          ne da' avviso alle parti.
              4.  Nel  giudizio  di  cui  al comma 3 le parti possono
          depositare  documenti  entro  il termine di quindici giorni
          dal  deposito  o  dal ricevimento delle ordinanze di cui al
          medesimo   comma  e  possono  depositare  memorie  entro  i
          successivi dieci giorni.
              5.  Con  le  ordinanze  di  cui  al comma 3, in caso di
          estrema  gravita'  ed  urgenza, il tribunale amministrativo
          regionale  o  il  Consiglio  di  Stato  possono disporre le
          opportune misure cautelari, enunciando i profili che, ad un
          sommario esame, inducono a una ragionevole probabilita' sul
          buon esito del ricorso.
              6.  Nei giudizi di cui al comma 1, il dispositivo della
          sentenza  e'  pubblicato  entro  sette  giorni  dalla  data
          dell'udienza, mediante deposito in segreteria.
              7.  Il termine per la proposizione dell'appello avverso
          la   sentenza   del   tribunale   amministrativo  regionale
          pronunciata  nei  giudizi  di  cui  al comma 1 e' di trenta
          giorni  dalla  notificazione  e  di centoventi giorni dalla
          pubblicazione  della  sentenza.  La  parte puo', al fine di
          ottenere  la  sospensione  dell'esecuzione  della sentenza,
          proporre   appello  nel  termine  di  trenta  giorni  dalla
          pubblicazione  del  dispositivo, con riserva dei motivi, da
          proporre  entro  trenta giorni dalla notificazione ed entro
          centoventi  giorni  dalla comunicazione della pubblicazione
          della sentenza.
              8.  Le  disposizioni del presente articolo si applicano
          anche  davanti al Consiglio di Stato, in caso di domanda di
          sospensione della sentenza appellata.».
              «Art.  26. - Il tribunale amministrativo regionale, ove
          ritenga   irricevibile   o  inammissibile  il  ricorso,  lo
          dichiara  con  sentenza;  se  riconosce  che  il ricorso e'
          infondato, lo rigetta con sentenza.
              Se  accoglie  il  ricorso  per  motivi di incompetenza,
          annulla l'atto e rimette l'affare all'autorita' competente.
          Se  accoglie  per  altri motivi annulla in tutto o in parte
          l'atto impugnato, e quando e' investito di giurisdizione di
          merito,  puo'  anche  riformare l'atto o sostituirlo, salvi
          gli ulteriori provvedimenti dell'autorita' amministrativa.
              Il  tribunale  amministrativo  regionale  nella materia
          relativa a diritti attribuiti alla sua competenza esclusiva
          e  di merito puo' condannare l'amministrazione al pagamento
          delle somme di cui risulti debitrice.
              Nel  caso  in  cui  ravvisino  la  manifesta fondatezza
          ovvero   la  manifesta  irricevibilita',  inammissibilita',
          improcedibilita'  o  infondatezza del ricorso, il tribunale
          amministrativo  regionale  e il Consiglio di Stato decidono
          con  sentenza  succintamente motivata. La motivazione della
          sentenza  puo'  consistere  in  un sintetico riferimento al
          punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo, ovvero, se
          del  caso,  ad  un  precedente  conforme.  In ogni caso, il
          giudice  provvede anche sulle spese di giudizio, applicando
          le norme del codice di procedura civile.
              La  decisione  in  forma  semplificata  e' assunta, nel
          rispetto   della  completezza  del  contraddittorio,  nella
          camera   di  consiglio  fissata  per  l'esame  dell'istanza
          cautelare  ovvero  fissata  d'ufficio  a seguito dell'esame
          istruttorio  previsto  dal  secondo  comma dell'art. 44 del
          testo  unico  delle leggi sul Consiglio di Stato, approvato
          con  regio  decreto  26  giugno 1924, n. 1054, e successive
          modificazioni.
              Le  decisioni  in forma semplificata sono soggette alle
          medesime forme di impugnazione previste per le sentenze.
              La rinuncia al ricorso, la cessazione della materia del
          contendere,  l'estinzione del giudizio e la perenzione sono
          pronunciate,  con  decreto,  dal  presidente  della sezione
          competente  o  da un magistrato da lui delegato. Il decreto
          e'   depositato   in   segreteria,   che   ne  da'  formale
          comunicazione   alle   parti  costituite.  Nel  termine  di
          sessanta  giorni  dalla  comunicazione ciascuna delle parti
          costituite  puo' proporre opposizione al collegio, con atto
          notificato  a  tutte  le altre parti e depositato presso la
          segreteria del giudice adito entro dieci giorni dall'ultima
          notifica.  Nei  trenta giorni successivi il collegio decide
          sulla  opposizione in camera di consiglio, sentite le parti
          che  ne  facciano  richiesta, con ordinanza che, in caso di
          accoglimento della opposizione, dispone la reiscrizione del
          ricorso  nel ruolo ordinario. Nel caso di rigetto, le spese
          sono  poste a carico dell'opponente e vengono liquidate dal
          collegio nella stessa ordinanza, esclusa la possibilita' di
          compensazione  anche parziale. L'ordinanza e' depositata in
          segreteria, che ne da' comunicazione alle parti costituite.
          Avverso  l'ordinanza  che  decide  sulla  opposizione  puo'
          essere  proposto ricorso in appello. Il giudizio di appello
          procede  secondo  le  regole  ordinarie, ridotti alla meta'
          tutti i termini processuali.».
              «Art. 31. - Il resistente o qualsiasi interveniente nel
          giudizio  innanzi  al  tribunale  amministrativo  regionale
          possono   eccepire   l'incompetenza   per   territorio  del
          tribunale adito indicando quello competente e chiedendo che
          la   relativa  questione  sia  preventivamente  decisa  dal
          Consiglio  di  Stato.  L'incompetenza per territorio non e'
          rilevabile d'ufficio.
              L'istanza  deve  essere  proposta, a pena di decadenza,
          entro  venti giorni dalla data di costituzione in giudizio.
          Puo'  essere proposta successivamente quando l'incompetenza
          territoriale del tribunale amministrativo regionale risulti
          da  atti  depositati  in  giudizio,  dei quali la parte che
          propone  l'istanza non avesse prima conoscenza; in tal caso
          l'istanza va proposta entro venti giorni dal deposito degli
          atti.  L'istanza  non e' piu' ammessa quando il ricorso sia
          passato in decisione.
              L'istanza  di  regolamento di competenza si propone con
          ricorso  notificato  a  tutte le parti in causa, che non vi
          abbiano aderito.
              Se  tutte le parti siano d'accordo sulla remissione del
          ricorso  ad  altro  tribunale  amministrativo regionale, il
          presidente cura, su loro istanza, la trasmissione d'ufficio
          degli  atti del ricorso a tale tribunale regionale e ne da'
          notizia  alle  parti,  che debbono costituirsi davanti allo
          stesso entro venti giorni dalla comunicazione.
              Negli  altri casi il presidente fissa immediatamente la
          camera  di  consiglio  per  la  sommaria  deliberazione del
          regolamento  di  competenza  proposto. Qualora il collegio,
          sentiti  i  difensori  delle  parti,  rilevi, con decisione
          semplificata,  la manifesta infondatezza del regolamento di
          competenza,  respinge  l'istanza  e provvede sulle spese di
          giudizio;  in  caso  contrario  dispone  che gli atti siano
          immediatamente trasmessi al Consiglio di Stato.
              Le  parti  alle  quali  e'  notificato  il  ricorso per
          regolamento   di   competenza  possono,  nei  venti  giorni
          successivi,  depositare  nella  segreteria del Consiglio di
          Stato memorie e documenti.
              Sull'istanza  il  Consiglio di Stato provvede in camera
          di  consiglio,  sentiti  i  difensori  delle  parti, che ne
          abbiano  fatto  richiesta,  nella  prima udienza successiva
          alla scadenza del termine di cui al precedente comma.
              La decisione del Consiglio di Stato sulla competenza e'
          vincolante per i tribunali amministrativi regionali.
              L'incompetenza per territorio non costituisce motivo di
          impugnazione   della   decisione   emessa   dal   tribunale
          amministrativo regionale.
              Quando l'istanza per il regolamento di competenza venga
          respinta,  il  Consiglio di Stato condanna alle spese colui
          che ha presentato l'istanza.
              Quando  l'istanza  di  regolamento  di  competenza  sia
          accolta,   il   ricorrente  puo'  riproporre  l'istanza  al
          tribunale  territorialmente  competente entro trenta giorni
          dalla notifica della decisione di accoglimento.».

      
                               Art. 4.
                          Entrata in vigore
  1.  Il  presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale della Repubblica italiana e
sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.

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