LexItalia.it

Editoriale

 

Il lavoro è la migliore risposta

(perchè, dopo le ultime vicende di Giust.it, assumo la direzione di LexItalia.it)

horizontal rule

Com’è noto a molti lettori, anche perché purtroppo si tratta di una situazione da oltre un mese sotto gli occhi di tutti, la società Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato lo scorso agosto ha manomesso la home page della rivista www.giust.it, tagliandola in due tronconi, con la creazione di un grande riquadro giallino "A cura del direttore responsabile" ed ha contemporaneamente reso inaccessibili alla redazione diverse cartelle residenti nel server nonchè gli stessi riquadri che compongono la medesima home page.

Tale manomissione ha suscitato vivo sdegno e non poche amarezze, non solo perchè eseguita violando i contratti e perfino le comuni norme che disciplinano la proprietà (basti considerare a tal fine che la società è solo comproprietaria del 50% della testata della rivista Giust.it e del relativo dominio internet e che la radicale modifica della home page è avvenuta contro il volere dell’altro comproprietario), ma anche per le odiose modalità con cui tale comportamento è stato attuato (in pieno agosto, quando, dopo un anno di lavoro, solitamente ci si concede qualche settimana di riposo) e soprattutto per l’ancor più odioso significato che esso assume nei confronti di chi ha fondato e diretto, con non poca fatica, la rivista per oltre 6 anni e mezzo.

Ricordo che un alto dirigente del Ministero dell’Economia (che è anche l’unico azionista della nuova società) qualche anno addietro esclamò: “Finalmente l’IPZS batte un colpo”, riferendosi al successo - in termini economici e di immagine  - che il Poligrafico aveva conseguito nel campo dell’editoria giuridica dopo l’acquisizione della comproprietà della testata della rivista www.giust.it; non si riferiva ovviamente - anche perchè non lo poteva nemmeno immaginare, essendo a quell'epoca l'IPZS un ente pubblico, diretto da altre persone - al ben diverso “colpo” che sarebbe stato poi eseguito dalla neo-istituita società IPZS ai danni della medesima rivista, approfittando peraltro (come solitamente avviene in questi casi: è quasi un classico) del periodo feriale.

Dopo la manomissione del sito, in data 10 agosto avevo fatto pubblicare un avviso, in accordo con la redazione, che comunicava ai lettori la sospensione temporanea delle pubblicazioni della rivista, non essendo evidentemente possibile la prosecuzione delle regolari pubblicazioni nelle condizioni imposte dalla forzosa manomissione, che di fatto spezzava la rivista in due tronconi, rendendo peraltro oltremodo difficoltosa la lettura dei documenti compresi entro il riquadro ormai concesso. Con lo stesso comunicato eravamo stati costretti anche a precisare che l’indirizzo email ed il numero di fax della direzione e della redazione rimanevano quelli originariamente indicati nella rivista, dato che il vistoso riquadro giallo artificiosamente creato dall’IPZS s.p.a., mentre non riportava chiaramente il nome dell’Avv. Guglielmo Saporito (che evidentemente non aveva ritenuto opportuno palesarlo ai lettori), riportava con grande evidenza un indirizzo e-mail ed un numero di fax, prontamente messi a disposizione dall’IPZS s.p.a., che potevano fuorviare i lettori ed i collaboratori non abituali della rivista.

Nonostante la sospensione temporanea delle pubblicazioni disposta dalla direzione e dalla redazione,  l’Avv. Saporito, che negli ultimi anni non aveva collaborato minimamente alla rivista, sotto ferragosto ha iniziato ad immettere affannosamente e direttamente nella rivista stessa vari documenti, i quali peraltro - come lamentato da  qualificati studi legali abbonati alla rivista, che hanno inviato e continuano ad inviare apposite e-mail di protesta - non solo non sono conformi agli standards qualitativi soliti, ma sono anche affetti in alcuni casi da evidenti errori che finiscono per travisare il senso delle sentenze pubblicate e per rendere quindi la rivista inattendibile; cosa questa particolarmente grave, dato che il primo (anche se non unico) requisito che una rivista giuridica deve possedere è quello dell’affidabilità delle informazioni fornite.

Al ritorno dalle vacanze, avevo pubblicamente invitato coloro che avevano disposto ed attuato l’operazione di agosto (con una lunga ed accorata addenda del 27 agosto, pubblicata in calce all’avviso, nella porzione residua della rivista ormai concessa), a recedere dal loro intendimento, che mortificava  e svalutava impropriamente il lavoro svolto in tutti questi anni.

L’appello  non solo non è stato recepito, nonostante le numerose lettere di solidarietà e di protesta che continuavano ad arrivare ad agosto, ma nei primi giorni di settembre  il comportamento addirittura si è aggravato con la ulteriore manomissione della home page (per effetto della quale il riquadro concesso è stato ristretto e posto in calce alla prima pagina della rivista, in modo tale che i documenti contenuti sono divenuti praticamente illeggibili); quasi contemporaneamente è stato reso completamente inaccessibile il server della rivista a me ed alla redazione, mediante la disattivazione delle passwords, nonostante la già cennata situazione di comproprietà.

A seguito di tale comportamento, che rende impossibile qualsiasi dialogo e comunque la prosecuzione di un qualsiasi rapporto, mi sono visto costretto - con atto notificato in data 12 settembre 2003 - a citare in giudizio la IPZS s.p.a. innanzi al Tribunale civile di Roma, per la risoluzione dei contratti relativi alla rivista Giust.it ed a quella (che alla prima è collegata) Giustizia amministrativa, nonchè per il risarcimento dei danni. In via d’urgenza, con la medesima azione, saranno chiesti gli opportuni provvedimenti cautelari a tutela del buon nome della rivista internet, gravemente compromesso dopo tanti anni di lavoro, nonchè dei suoi dati (per maggiori informazioni v. il comunicato diretto ai lettori della rivista Giust.it, che è stato necessario pubblicare in questo sito perchè non è possibile nemmeno più accedere alla rivista che ho fondato).

Confesso che in queste settimane di amarezza, sono stato tentato di abbandonare tutto. Mai più riviste nella mia vita, mi ero detto ripetutamente nei momenti di maggiore scoramento; del resto, vedere ripagati tanto lavoro e tanti sacrifici in questo modo indegno, credo che scoraggerebbe chiunque dal continuare l'attività.

Tuttavia ho sempre pensato che l’unico modo per reagire alle prepotenze ed alle ingiustizie sia, oltre che il ricorso alla magistratura (nel cui operato sommessamente confido, non solo come avvocato e professore di diritto, ma anche come semplice cittadino), anche il lavoro.

Il lavoro è comunque la migliore risposta che, dopo tanti dubbi, sono riuscito a trovare per superare le amarezze e le profonde delusioni che la vicenda mi ha riservato.

Appunto per questo, non potendo più dirigere la rivista Giust.it da me fondata, dalla quale sono stato forzatamente ed abusivamente estromesso, assumo la direzione del sito LexItalia.it, che alcuni passati collaboratori della rivista Giust.it avevano nel mese di luglio curato - già intuendo, alla luce del comunicato del 2 luglio, il piano che la nuova società coltivava, realizzatosi poi in agosto - e che per solidarietà, a seguito degli ultimi gravi eventi, avevano temporaneamente sospeso.

Il sito LexItalia.it si ispira all’esperienza del primo periodo della rivista Giust.it (tanto per intenderci, all'esperienza dei suoi primi tre anni e mezzo, prima dell’accordo con il Poligrafico), offrendo ai lettori un servizio del tutto gratuito e di libero accesso. 

Poichè tuttavia sono sempre stato convinto del fatto che, per offrire un servizio professionale e continuativo, occorre un minimo di organizzazione e mezzi, in prospettiva spero nell’intervento di una casa editrice seria, leale ed efficiente, che possa supportare il sito con la sua esperienza, per promuoverlo adeguatamente e per tutelarlo in futuro dalle illecite acquisizioni operate ai suoi danni (il riferimento è anche al fatto che il Poligrafico s.p.a., non contento di avere acquisito abusivamente la rivista www.giust.it, ha inserito altrettanto abusivamente nella famigerata banca dati di cui sarebbe proprietario esclusivo, perfino alcuni documenti chiaramente tratti da LexItalia.it). In mancanza di un editore, il sito andrà comunque avanti in modo libero, anche se artigianale, sperando di non subire unilaterali ed indebite espropriazioni dei suoi dati, nei cui confronti comunque reagirà.

Ripeto: la migliore risposta alle prepotenze ed alle ingiustizie è costituita dal lavoro, anche se (non lo posso a questo punto escludere, visto come sono andate le cose) tenteranno di impedirmi di svolgerlo, essendo ormai visto come un pericoloso concorrente da eliminare; anzi, come recita il comunicato dell'IPZS s.p.a di agosto, come un soggetto che condurrebbe addirittura - con un sito gratuito - una "illecita concorrenza alla attività editoriale del Poligrafico" (vien fatto di domandarsi, tuttavia, anche alla luce degli ultimi eventi, se le "attività editoriali" alle quali si riferisce la neo-istituita società siano costituite dall'impossessamento unilaterale ed in via di fatto, ai fini del loro sfruttamento commerciale perpetuo, di una rivista e del lavoro svolto in tanti anni da altri; e per fortuna che la nuova società aveva affermato, nel suo primo comunicato di luglio, che si occupa della rivista Giust.it "con spirito di servizio, piu' che per le logiche imprenditoriali... ritenendo in tal modo di assolvere la propria missione istituzionale"; non oso pensare a quel che mi sarebbe capitato se lo "spirito" e la "missione" fossero stati diversi).

L’assunzione della direzione di LexItalia.it vuole rappresentare anche un messaggio di speranza rivolto a tutti coloro i quali sono stati vicini in questo ultimo periodo con le loro affettuose e-mails ed in particolare ai tanti giovani che seguivano la rivista Giust.it, i quali, frastornati e confusi dalle ultime vicende, tuttavia ancora cercano di credere, come me (che tanto giovane ormai non sono), nel diritto e nella giustizia.

Tra le tante e-mails ricevute negli ultimi giorni, mi ha particolarmente colpito quella di un giovane Avvocato che non conosco, il quale ha scritto (riferendosi a quel che era Giust.it prima della operazione di agosto):  «questa Rivista è una bella, bellissima realtà del nostro panorama giuridico .... non so cosa fare per dare il mio contributo... le mie mani sono qui... se possono essere utili basta che me lo diciate. Ad ogni modo: grazie; grazie a tutti coloro che sino ad oggi hanno lavorato con serietà, abnegazione ed amore per il loro lavoro; grazie per avermi consentito di aggiornarmi incuriosendomi e, perché no, divertendomi».

Lettere come questa e come le tante altre analoghe che sono pervenute negli ultimi mesi, sono per me la vera, autentica ricompensa, che colma le mortificazioni ed i dispiaceri degli ultimi tempi e che mi spinge a continuare l’attività, quando potrei a giusto titolo abbandonarla definitivamente, non avendo comunque bisogno di una rivista nè per farmi conoscere nè per campare.

Ai molti lettori che hanno scritto in questi ultimi mesi rispondo non solo a parole, ringraziandoli di cuore, ma anche con i fatti, iniziando una nuova avventura, che non è priva di ostacoli, nemici e fatiche, ma che tuttavia continua a confidare sempre nell'aiuto di tutti coloro che desiderano partecipare ad essa e comunque vogliono, in qualunque modo, sostenerla.

Dedico questa nuova avventura non solo a mio padre Pietro, il quale ancora oggi, all'età di 83 anni, si alza presto di mattina per approfondire e studiare (non a caso sarà in giornata pubblicato nel presente sito un suo breve recente saggio, che mi aveva consegnato qualche giorno addietro), ma anche a mia madre Lucia, che, come sempre, mi è stata particolarmente vicina anche in questo difficile momento.

Giovanni Virga

Palermo, 18 settembre 2003.


Stampa il documento Clicca qui per segnalare la pagina ad un amico