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n. 7-8/2014 - © copyright

FRANCESCO VOLPE*

Ieri ho pagato le tasse

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Ieri ho pagato le tasse. Curiosamente, benché abbia lavorato meno degli anni scorsi, alla fine ho pagato di più. Ma la cosa non mi stupisce: che il momento, per la Patria, sia arduo è cosa nota a tutti. Cosicché ci viene chiesto di sopportare gravi sacrifici nel tentativo, se non di riportare i conti in ordine, quanto meno di non farli definitivamente sprofondare.

Nella stessa prospettiva, anche il mio stipendio di professore da quattro anni non viene rivalutato in ragione della svalutazione. Ho perso circa il 10% del potere di acquisto del mio stipendio. Il che significa che mi hanno, di fatto, abbassato lo stipendio di altrettanto. Ma anche qui, si tratta di tirare la cinghia, per il bene supremo dello Stato. Come facciamo tutti.

Tutti? Forse no.

No, non preoccupatevi, non intendo riferirmi, come altri hanno fatto, alla circostanza che la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittime le disposizioni di legge che hanno congelato gli stipendi dei magistrati (su impulso di parecchi tribunali amministrativi), negando tuttavia l'illegittimità delle analoghe norme quando la questione è stata sollevata da altri impiegati pubblici.

A suscitare perplessità è invece il trafiletto che è comparso su un quotidiano proprio ieri, giorno in cui ho pagato le tasse.

Ecco cosa esso dice ( http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201407232056315665&chkAgenzie=ITALIAOGGI ):

"Milletrecento euro a udienza. È questo il compenso che i magistrati amministrativi dei Tar e del Consiglio di Stato percepiranno per l’attività di smaltimento degli arretrati per l’anno 2014. La comunicazione ufficiale è arrivata il 22 luglio con una nota trasmessa dal segretario generale della giustizia amministrativa, Oberdan Forlenza, ai sindacati che rappresentano i lavoratori comparto giustizia. I quali denunciano disparità di trattamento, dovendosi accontentare di incentivi ben più esigui o addirittura nulli (come avvenuto nel 2013). Tanto che già nei mesi scorsi le sigle avevano dichiarato in maniera unitaria «forti preoccupazioni e malcontento nel personale della giustizia amministrativa, con il rischio di evidenti ricadute sulle attività chiamate a svolgere». Proprio ieri i sindacati hanno richiesto nuovamente un incontro urgente sul tema al presidente del Consiglio di Stato, Giorgio Giovannini.

I 200 magistrati che hanno aderito al piano straordinario dovranno dimostrare di essere in regola con il deposito delle sentenze "ordinarie". A loro spetteranno complessivamente un milione e 276 mila euro. Con le 138 udienze programmate l’obiettivo è quello di smaltire da un minimo di 4.677 a un massimo di 7.695 fascicoli pendenti. Ciascun giudice può prendere parte a un’udienza straordinaria al mese, fino a un massimo di sei. «Si parla di risorse insufficienti e di crisi della giustizia, ma poi ci accorgiamo che ne esiste una con doppio portafoglio», dichiara il segretario generale della Ugl-Intesa Fp, Francesco Prudenzano , «i magistrati del Tar e del Consiglio di Stato percepiranno un compenso di 1.300 euro a udienza per un arretrato da loro stessi generato, visto che le udienze si svolgono durante l’orario di lavoro»".

Il testo è un po' criptico. Ma forse si capisce ugualmente qualcosa, ammesso che i dati riportati siano affidabili.

Pare che ai magistrati amministrativi, purché "in regola con il deposito delle sentenze ordinarie", sia riconosciuto un beneficio economico per l'ulteriore impegno che essi dedichino nel concorrere allo smaltimento dell'arretrato. Ulteriore rispetto a cosa? Mi sembra chiaro: rispetto al deposito delle sentenze ordinarie. Il che coincide con il rispetto dei tetti massimi di produttività stabiliti nelle note circolari del Consiglio di Presidenza che fissano i c.d. "carichi di lavoro".

Si. Mi riferisco proprio a quelle famose circolari, che indicano il numero massimo delle questioni che ciascun giudice amministrativo può definire, pena una pressoché certa sanzione disciplinare.

Mi pare di intendere, adesso, che, in realtà, quel tetto può essere superato, purché ciò serva a smaltire l'arretrato (e a che altro serve fare udienze e scrivere le sentenze?); per di più con il riconoscimento di un incentivo di produttività.

Ricordo, d'altra parte, che l'art. 37, comma 13, d.l. 6 luglio 2011, n. 98 (variamente modificato, dopo la sua emanazione), stabilisce: "Il Ministro della Giustizia, sentito il Consiglio superiore della magistratura, e gli organi di autogoverno della magistratura amministrativa e tributaria provvedono al riparto delle somme di cui al comma 11 tra gli uffici giudiziari che hanno raggiunto gli obiettivi di smaltimento dell'arretrato di cui al comma 12, secondo le percentuali di cui al comma 11 e tenuto anche conto delle dimensioni e della produttività di ciascun ufficio".

Quali sono queste somme? Sono quelle versate dalle parti ricorrenti o appellanti a titolo di contributo unificato, perché ad esso si riferisce l'art. 37.

Del resto, lo stesso comma 10 del medesimo articolo 37 aggiunge che "il maggior gettito derivante dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 6, lettera s), è versato all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, alimentato con le modalità di cui al periodo precedente, per la realizzazione di interventi urgenti in materia di giustizia amministrativa".

Insomma, si potrebbe opinare che, attraverso l'introduzione dei carichi di lavoro dei magistrati amministrativi si è giustificata l'introduzione di impegni straordinari ed eccedenti quell'impegno. Perché non c'è nulla che "ecceda", se prima non si delimita l'"ecceduto". Ebbene, tali impegni straordinari ed eccedenti vengono retribuiti con somme ulteriori rispetto al consueto trattamento stipendiale, essendo le relative somme coperte dall'aumento del contributo unificato.

Se così fosse, si potrebbe pensare che i magistrati amministrativi, vale a dire a quei pochi tra i pubblici funzionari a cui non è stata negata la rivalutazione dello stipendio, è stato consentito di ottenere (oltre al mantenimento del potere di acquisto dello stipendio base) un sostanziale e distinto aumento dello stipendio, attraverso l'introduzione di una riduzione del carico di lavoro e la congiunta introduzione di impegni straordinari distintamente e altrettanto ulteriormente pagati.

Io spero che non sia così. Io non voglio pensare che sia così.

Mi spiacerebbe pensare che, proprio nel giorno in cui constato di avere dato allo Stato più di quello che davo prima (guadagnando meno) e proprio quando anche i miei Clienti affrontano maggiori oneri tributari per l'introduzione delle cause, questi sacrifici non servano a tappare i buchi della finanza pubblica, ma servano, invece, ad aumentare, sostanzialmente, lo stipendio di alcuni, e solo di alcuni, funzionari pubblici.

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(*) Professore ordinario di diritto amministrativo nell'Università di Padova.

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Documenti correlati:

G. VIRGA, La consuetudine dell’aumento del contributo unificato atti giudiziari ed il “salto di qualità” del recente ddl di stabilità.

F. VOLPE, Una storia francese (ancora sul contributo unificato), in LexItalia.it n. 1/2014, pag. http://www.lexitalia.it/articoli/volpe_contributo.htm

T.R.G.A. SEZ. DI TRENTO, ordinanza 29-1-2014, pag. http://www.lexitalia.it/p/2014/trgatr_2014-01-29o.htm (rimette alla Corte di Giustizia U.E. la questione concernente la compatibilità con la disciplina comunitaria della normativa italiana che ha incrementato esponenzialmente l’importo del contributo unificato atti giudiziari in materia di controversie relative ad appalti pubblici innanzi al G.A.; ricorda che un appello al CdS in materia di appalti costa, di solo contributo unificato, 3.000, 6.000 e 9.000 € e che un intero giudizio per il quale in ogni caso è possibile conseguire un utile d'impresa di 20 mila euro costa innanzi al G.A. € 24.000, mentre lo stesso giudizio innanzi al G.O. costa € 2.970).


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