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Articoli e note

 

NICOLÒ D’ALESSANDRO
(Avvocato)

Si torna a parlare delle sezioni stralcio

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Si torna a parlare delle sezioni stralcio ed essendomene occupato nel passato [1], per non lasciare la cose a metà, ritengo mi si possa scusare un ulteriore intervento.

Seguendo dei criteri di scelta che gravano di atavici sospetti gli avvocati lo schema di disegno di legge predisposto in sede ministeriale [2] ha individuato le categorie alle quali attingere per la nomina dei Magistrati onorari in quelle dei Magistrati (ordinari, amministrativi, contabili, militari) ed avvocati dei enti pubblici a riposo; professori universitari di materie giuridiche, emeriti o a riposo; dirigenti e funzionari dello Stato, laureati in giurisprudenza, a riposo.

Una prima immediata riflessione riguarda la limitatezza del bacino al quale attingere dal punto di vista dell’età: i Magistrati onorari, per aspirare alla nomina, non debbono aver compiuto i 75 anni di età ed è da immaginare che tale limite costituirà anche il termine di permanenza in servizio (salvo a voler affidare a Magistrati ottantenni l’imponente carico dello smaltimento dell’arretrato).

E’ un dato di comune esperienza, poi,  che la quasi totalità dei Magistrati e docenti universitari –salute permettendo- prestano servizio sino al 72° anno di età e, pertanto, per coprire il quinquennio previsto di durata delle sezioni stralcio dovrebbe procedersi ad almeno due tornate di immissioni.

Senza doversi attardare a verificare complicate statistiche è facile prevedere che le fonti individuate dal Ministero potranno fornire al più soltanto qualcuno del 240 Magistrati che si reputano necessari. Non più di una o due decine.

Per i dirigenti dello Stato ed i funzionari della carriera direttiva degli organi costituzionali valgono valutazioni non dissimili.

Sulla base di questi “numeri” la riforma, come concepita, non potrà mai decollare.

Ma, in vero, è la filosofia di base del sistema di reclutamento che appare errata.

Le sezioni stralcio, dovendo affrontare una crisi temporanea avranno anch’esse durata limitata nel tempo (5 anni).

Esclusi i Magistrati amministrativi a riposo, i quali –evidentemente- posseggono una specifica competenza in materia ed alcuni tra gli avvocati dello Stato e degli enti pubblici e, forse, pochi tra i dirigenti dello Stato, le altre categorie nelle quali si pensa di attingere i Magistrati onorari da assegnare alle sezioni stralcio non hanno specifiche conoscenza della materia (diritto sostanziale e processuale) per cui dovrebbero necessariamente attraversare un periodo di formazione ed apprendimento.

Ma se il tempo di vita delle sezioni stralcio è limitato e l’emergenza è attuale come sarà possibile conciliare l’urgenza di provvedere con la necessità di “formare” giudici onorari ultrasettantenni addestrandoli –magari- all’uso delle tecnologie informatiche ?.

A questo punto par di non poter concludere altrimenti se non che l’ <<emergenza arretrato>> non può essere risolta se non attingendo a quelle forze professionali ed intellettuali che risiedono nella <<casa comune>> della giustizia amministrativa.

La distinzione dei ruoli tra Giudici amministrativi ed avvocati amministrativisti non ha impedito (ed anzi ha postulato) che tra i medesimi si creasse un modo di sentire comune nell’interesse della Giustizia amministrativa che, in prima ed ultima analisi, è un servizio reso da Giudici ed avvocati nell’interesse dei cittadini.

Esiste, poi, una specificità professionale, collegata alla specificità del processo amministrativo (processo senza codice di procedura) difficile da apprendere in tempi brevi e che abbisogna di esperienza consolidata per dare buoni frutti.

Gli avvocati amministrativisti, assieme ai Giudici amministrativi in quiescenza, sono pertanto i naturali destinatari di una chiamata a raccolta per risolvere i problemi della Giustizia amministrativa collegati allo smaltimento del notevole arretrato determinatosi per un errore di calcolo iniziale nella determinazione del contenzioso amministrativo e degli organici necessari per fronteggiarlo.

Il sotterraneo sospetto, inespresso, ma costantemente mormorato che mira a tenere lontani gli avvocati dalle funzioni giudiziarie è fondamentalmente collegato al timore che negli avvocati-giudici si crei una affezione talmente forte all’esercizio delle funzioni da creare –al fine- una spinta ad un concorso “riservato” per l’accesso definitivo nei ruoli dei Magistrati. A questo sospetto si associa l’altro, figlio dell’esperienza, per il quale non sempre gli avvocati più preparati ed attivi hanno chiesto di svolgere le funzioni giudicanti perché già totalmente assorbiti dalla propria attività libero professionale.

I sospetti di cui si è fatto cenno potrebbero anche essere frutto di valutazioni corrette o di dati di esperienza acquisiti ma, allora, bisogna evitare di ricalcare vecchi errori non escludere tout court la categoria degli avvocati.

Per evitare che gli avvocati possano affezionarsi alla carica è sufficiente prevedere dei limiti temporali molto ristretti, anche sei mesi, di assegnazione alle funzioni.

Gli avvocati amministrativisti non hanno necessità di un periodo di addestramento perché la loro professionalità è speculare a quella dei Giudici amministrativi e, conseguentemente, nel breve periodo del loro incarico potrebbero assicurare una produzione di decisioni comparabile a quella dei giudici di ruolo. Non è trascurabile, poi, che ogni studio legale è già dotato dei quegli strumenti materiali (biblioteche, sistemi informatici, etc.) che ben difficilmente sono posseduti da altre categorie.

Vuole evitarsi che i professionisti più attivi (quindi più impegnati nell’attività professionale) ma, per ciò più utili a risolvere l’emergenza, possano non richiedere di esercitare le funzioni di Giudice onorario ? Potrebbe prevedersi un “interpello” da parte dei Presidenti dei TAR. A questa chiamata –se correttamente disciplinata in sede legislativa- difficilmente ci si potrebbe sottrarre.

In definitiva, trasformando l’esercizio delle funzioni di Giudice onorario, da fonte di privilegio in una breve corvée, si eviterebbero tutti i timori che frenano all’utilizzo degli avvocati come Magistrati..

D’altra parte, approfittando della “regionalità” dei TAR e degli avvocati amministrativisti sarebbe sufficiente assegnare l’avvocato-magistrato onorario ad un TAR di regione diversa da quella dove esercita la professione per evitare incompatibilità e consentire al professionista di esercitare, presso il TAR della regione dove è localizzato il Consiglio dell’ordine presso il quale è iscritto, la propria attività difensiva. (sembra di poter escludere la necessità di sezioni stralcio del Giudice d’appello che non soffre –allo stato- di problemi di arretrato ed –eventualmente- la nomina di avvocati a Giudici onorari potrebbe essere limitata ai TAR).

In definitiva, la brevità dell’assegnazione alle funzioni giudicanti, la non rinnovabilità dell’incarico in assoluto (o per alcuni anni), la richiesta di requisiti specifici (anzianità, iscrizione all’Albo dei difensori presso le magistrature superiori, la difesa di un certo numero di giudizi pendenti avanti ai TAR in un certo periodo, etc.) servirebbero ad eliminare ogni pericolo ed ancor più provvederebbero a chiarire che lo svolgimento delle funzioni giudicanti da parte degli avvocati amministrativisti costituirebbe non un elemento di confusione di ruoli o il tentativo di scavalcare lo steccato che li separa dai Magistrati di ruolo, ma la prestazione di un servizio -notevolmente oneroso per chi lo svolge (anche se retribuito)- prestato nell’esclusivo interesse del miglioramento del <<servizio giustizia>> a quanti hanno ritenuto che la Giustizia amministrativa potesse dare loro una risposta “giusta” ma anche in tempi ragionevoli.

 

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[1] “Sezioni stralcio anche per i TAR” pubblicato su Italia Oggi, del 4 Febbraio 1999, nonchè in questa rivista elettonica.  

Sullo stesso tema v. Antonello Cerchi “Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa - Sezioni stralcio per tagliare 900mila cause - D’accordo Funzione pubblica, Tar e Consiglio di Stato: ne faranno parte Magistrati e professori -È previsto anche l’aumento degli organici e l’introduzione di figure specializzate che possano collaborare a fianco dei giudici”,  pubblicato su Il Sole 24 Ore, 11 Dicembre 2000 - norme e tributi e riportato nella rassegna stampa della presente rivista.

[2] Si legga l’articolo di A. Cerchi sopra citato.


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